Chargeback, cos’è?

Il Chargeback è il termine tecnico utilizzato all’interno di tutti i circuiti di pagamento per indicare la gestione delle transazioni effettuati con carte di credito contestati dal titolare della carta. Una situazione di chergeback si verifica quando l'acquirente chiede alla società emittente della propria carta di credito o prepagata di stornare una transazione già liquidata. I venditori che accettano pagamenti con carta sono esposti al rischio di Chargeback, indipendentemente dall'utilizzo del sistema PayPal.

Le cause principali di un chargeback sono:
una transazione non riconosciuta o non autorizzata;
la mancata ricezione di merce acquistata, la ricezione di merce difettosa o non corrispondente alla descrizione nel momento del’acquisto.
La richiesta di chargeback deve essere inoltrata in base a quanto previsto dai regolamenti e dai termini della società emittente della carta di credito. Generalmente, per avvertire la propria banca di avvenuto Chargeback il titolare della carta di credito ha l’onere di spedire all’istituto entro 60 giorni e via raccomandata, la data di emissione dell’estratto conto, la contestazione scritta e firmata, la copia dell’estratto conto stesso, la copia fronte retro della carta di credito e la denuncia contro ignoti effettuata alle Autorità competenti.
Il Chargeback può apparire simile ad un reclamo, in realtà è una procedura che viene riconosciuta al titolare della carta di credito e interessa la Banca che emette la cara di credito e la Banca dell’esercente, lasciando al di fuori sistemi come quello di PayPal per esempio. In una contestazione relativa a un chargeback, la decisione finale viene presa elusivamente dalla società emittente della carta di credito.

La banca emittente riceve la contestazione da parte del titolare della carta, la esaminando prendendo atto dell’importo della transazione e del costo della procedura; essa può decidere di rimborsare il titolare senza avviare il chargeback, soprattutto quando il costo delle spese di procedura potrebbe risultare più alto dell’importo da rimborsare. In altro caso la Banca emittente della carta di credito può contattare la banca dell’esercente ed iniziare il chargeback, oppure, se contraria negare direttamente la richiesta di rimborso.

Le leggi in vigore e i regolamenti delle società emittenti di carte di credito permettono di avviare il chargeback anche settimane o mesi dopo la transazione iniziale. Dunque nel caso in cui si inizi il Chargeback viene inviata alla Banca dell’esercente la richieste di fornire via posta elettronica la documentazione inerente le transazioni in questione, essa esaminerà la richiesta e contatterà l’esercente stesso per chiedere la dimostrazione delle transazioni. La Banca emittente, dunque può accettare la richiesta e addebitare l’importo sul conto dell’esercente oppure reintrodurre il chargeback fornendo al titolare della carta il motivo documentato del perché non si può procedere al rimborso.

Secondo le statistiche il 50% delle richieste di chargeback interessano transazioni via internet. Nel caso in cui si verificassero transazioni improprie accreditate alla carta di credito, e si dimostri l’assenza di responsabilità del titolare, gli importi verranno riaccreditati dalla Banca emittente, perché si è di fronte ad una truffa ai danni del titolare stesso.
Tutti gli esercenti che accettano pagamenti con carta di credito sono esposti al rischio di responsabilità derivanti dai chargeback, in quanto fanno parte delle eventualità negative legate allo svolgimento dell'attività. Proprio per questo motivo molti venditori includono questo costo nel proprio modello di rischio aziendale.

 

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